la critica
La Repubblica - 28 Marzo 2003 di Luca Mosso
Capolavori, super cult, "mon amour"
Con qualche ragione può sembrare una macedonia cinematografica (sostanziosa però), la rassegna "cinema mon amour", allestita per conto del comune da Dioniso, Gialloverde e Obraz per celebrare l'apertura del cinema gnomo. (...) E che dire sabato, quando l'accoppiata di pesi massimi (Polanski e Wenders, con i vecchi, bellissimi Repulsion e Nel corso del tempo, 19 e 21,30) è preceduta da Whisky, di via Nikolajevka (17,30) di Federico Rizzo, il più promettente giovane filmmaker milanese di oggi.
Corriere Della Sera - 07 Marzo 2003 di Alberto Pezzotta
"Volti milanesi da non perdere"
Non condurre gli spettatori per mano": programma insolito, quello di Federico Rizzo (classe 1975). Così come è originale il fatto di partire dal documentario per inglobare strutture da cinema di genere: raccontando ogni volta realtà gradevoli e rimosse, senza i soliti zuccherini, alibi moralistici e velleità poetiche. Pandora, nella sede dell'auditorium san carlo di corso matteotti, proietta per tre giorni il recente I pesi di pippo (nella foto), 70 minuti, applaudito all'ultimo filmmaker, sesto capitolo di un progettato "Decalogo delle giovani vittime". Se Whisky, di via Nikolajevka (il numero cinque) metteva in scena un giovanissimo delinquente fallito di Baggio, il nuovo eroe di Rizzo è un culturista scoppiato che sfascia una casa durante una festa, si innamora dell'ignara proprietaria e viene coinvolto nell'omicidio di una matura vamp. Pur nella povertà dei mezzi (il film è costato 2500 euro), è evidente uno sguardo personale, che si pone alla giusta distanza dai fatti: impietoso eppure coinvolto, sul filo di una cattiveria paradossale, ricco di humor. E la direzione di attori, non professionisti, evidenzia un lungo lavoro preparatorio.
La stampa - 7 marzo 2003 di Micaela Giusti Giovani
"Federico Rizzo racconta il mondo anabolizzato delle palestre milanesi"
Bravi e intraprendenti, con pochi mezzi a disposizione, molte idee e un sogno ambizioso nel cassetto. Cineasti outsider, rigorosamente indipendenti, il loro nome è sconosciuto ai più, salvo qualche sfortunata e rarissima eccezione. Federico Rizzo è una di queste. Classe 1975, con alle spalle la regia di ben quaranta e un curriculum invidiabile di collaborazioni nel mondo del cinema e della televisione, Rizzo torna a far parlare di sé con il suo ultimo lungometraggio, "I pesi di pippo", prodotto con il contributo di filmmaker e presentato questa sera in prima visione da pandora all'auditorium S. Carlo. Meno documentaristico del suo precedente "Whisky, di via Nikolajevka", ritratto impietoso del disagio giovanile in un quartiere alla peiferia di Milano, "I pesi di Pippo" scruta come da dietro una potente lente d'ingrandimento il mondo vacuo delle palestre e dei buttafuori, raccontandoci la storia vera di un giovane body builder rovinato dall'abuso di anabolizzanti. Partecipe, ma senza mai indulgere in sentimentalismi ingenui o improbabili riabilitazioni, lo sguardo di Rizzo sprofonda il suo antieroe in un girone grottesco di personaggi e luoghi della milano "non da bere" Una commedia nera con sullo sfondo lo spicchio di una realtà che assomiglia non poco a quella che conosciamo.







