la critica
Corriere della Sera - 28 Novembre 2003 di Alberto Pezzotta
RASSEGNE di Costanzo, Kossakovsky e Rizzo: tre sguardi non riconciliati
Tre film da non perdere. «A scuola» di Leonardo Di Costanzo (ore 20) è l'opposto di «Essere e avere» di Philibert: il tema è la fatica dell'insegnare in una scuola media di Napoli. Nessun idealismo, e uno sguardo che scuote. Un paese civile lo trasmetterebbe in prima serata in Tv. Se Blake vedeva il mondo in un granello di sabbia, Victor Kossakovsky, in «Zitti!» vede San Pietroburgo dalla sua finestra: ed è una tragicommedia, con ritmi da farsa del muto. Alle 22.30, un horror singolare, «Passe-partout per l'inferno» di Federico Rizzo, dove un branco di naziskin cerca di evocare il demonio. Rizzo porta il cinema di genere verso terreni inediti, con una durezza di sguardo che è la stessa del suo «Whisky, di via Nikolajevka». I limiti di budget si sentono, il finale è troppo ambizioso, ma scorre un senso di disagio che bene si colloca tra il cinema del reale di Filmmaker.
Corriere Della Sera - 04 Marzo 2005 di Alberto Pezzotta
<<Rizzo: "Il mio poeta è un ribelle autentico">>
Federico Rizzo è il ventottenne regista milanese che da anni lavora a un "Decalogo sulle giovani vittime" dove ha incontrato ragazzi di periferia (Whisky, di via Nikolajevka), naziskin satanisti, culturisti scoppiati. In lievi crepe sul muro di cinta (alla rassegna di Bergamo Martedì 8 alle 20,30), il protagonista è un poeta. Perché? "Il mio personaggio questa volta non è solo vittima dell'appiattimento, ma si ribella. La poesia fa saltare il muro della chiacchiera quotidiana, si oppone alla volgarità. E vale anche per il cinema che non deve offendere l' intelligenza dello spettatore, ma deve provocarlo". La sceneggiatura è di suo padre, Giuseppe Claudio Rizzo. "Si, tra noi c'è rispetto reciproco. L'idea gli è nata dopo avere visto i miei primi film, e l'ho realizzata con il mio gruppo di attori e di tecnici, in modo libero". Oltre a Paolo Pierobon, premiato attore di teatro, compare l'uzbeka Karina Arutyunyan. "Proviamo molto, sperimentiamo sulle battute: questa volta con una fotografia più curata e una recitazione non realistica". Finale scioccanta. "Il mio poeta è un sopravvissuto: è una svista della società o c'è dietro un calcolo? Ma c'è un lato positivo: dice quello che pensa fino in fondo".
Nocturno Cinema - Aprile 2004 di Alberto Pezzotta
Chi l’ha visto? IL CINEMA DI RIZZO
Stupisce che al di fuori di Milano pochi si siano accorti di Federico Rizzo. Forse, abitasse a Bologna o a Bari i media avrebbero creato prontamente il caso del giovane regista che si autoproduce e sforna decine di film. Forse Rizzo avrebbe dovuto fare film più furbetti, meno ambiziosi. Più etichettabili. Fin da Whisky, di via Nikolajevka Rizzo rovescia la prevedibilità dei format: il docu si intreccia con la fiction, il reperto neorealista sui giovani teppisti di Baggio diventa un piccolo noir crudo e duro. In I pesi di Pippo Rizzo fa un’operazione analoga: il docu su culturisti e anabolizzanti piega verso la fiction, e dalla commedia anche carnosa e sgangherata si passa a un noir un po’ pulp, beffardo. E comunque sempre con una punta di sgradevolezza, con audacie e affondi di solito sconosciuti nei prodotti da festival. Con Passe-partout per l’inferno Rizzo fa un salto produttivo, affronta il lungo dopo il mediometraggio, viaggiando da Milano alla basilitata, e raccontando una storia molto più ambiziosa: un gruppo di naziskin decide di incontrare Satana in un casolare sperduto…e se la narrazione a tratti è sgangherata, e a volte affiorano i limiti di budget, il controllo degli attori e certi dettagli di confezione pongono il film ad anni luce da certe operazioni cazzare e pseudogoliardiche come Paris, Dabar. Rizzo sta montando due nuovi film (Lievi crepe sul muro di cinta e Sguardo da uomo). Chiedete che si vedano.







