La Repubblica - 05 Marzo 2005 di Luca Mosso

<<Federico Rizzo il milanese che racconta i giovani>>

Martedì 8 Marzo alle 20,30 verrà presentato in concorso Lievi crepe sul muro di cinta del milanese Federico Rizzo. Benché solo ventinovenne, Rizzo è tutt'altro che un esordiente: la sua produzione conta già sei lungometraggi e un imprecisato numero di corti, alcuni dei quali (Whisky e i pesi di Pippo) prodotti e presentati dal festival milanese Filmmaker. "Il nuovo film - ci spiega l'autore - fa parte di un progetto a lungo termine, Il decalogo delle giovani vittime, che affronta da un punto di vista eccentrico il disagio giovanile". Non si pensi però ad uno sguardo di tipo sociologico. Rizzo possiede un vero talento narrativo e i suoi film sono animati da un' energia espressiva che permette loro di trascendere ogni volta il progetto originario. Realizzato a basso costo - "ma non basso come i precedenti" - ci tiene a precisare rizzo il film mette in scena una deriva esistenziale amarissima che richiama alla memoria certo cinema nouvelle vague dei primi anni '60. "Il cinema di quegli anni mi piace molto - ammette l'autore che dichiara una vera e propria passione per Milos Forman e Ermanno Olmi - ma non ho voluto fare un gioco citazionista. Forse qualche cosa viene anche dal contributo di mio padre, autore della sceneggiatura, che si è formato proprio in quel periodo". Protagonista del film è Paolo Pierobon, "un attore teatrale molto tecnico" che Rizzo fa interagire felicemente con una straordinaria galleria di non-attori, fra cui spicca per presenza e baritonale timbro vocale il regista Gianluca Fumagalli.

  Corriere Della Sera - 04 Marzo 2005 di Alberto Pezzotta

<<Rizzo: "Il mio poeta è un ribelle autentico">>

Federico Rizzo è il ventottenne regista milanese che da anni lavora a un "Decalogo sulle giovani vittime" dove ha incontrato ragazzi di periferia (Whisky, di via Nikolajevka), naziskin satanisti, culturisti scoppiati. In lievi crepe sul muro di cinta (alla rassegna di Bergamo Martedì 8 alle 20,30), il protagonista è un poeta. Perché? "Il mio personaggio questa volta non è solo vittima dell'appiattimento, ma si ribella. La poesia fa saltare il muro della chiacchiera quotidiana, si oppone alla volgarità. E vale anche per il cinema che non deve offendere l' intelligenza dello spettatore, ma deve provocarlo". La sceneggiatura è di suo padre, Giuseppe Claudio Rizzo. "Si, tra noi c'è rispetto reciproco. L'idea gli è nata dopo avere visto i miei primi film, e l'ho realizzata con il mio gruppo di attori e di tecnici, in modo libero". Oltre a Paolo Pierobon, premiato attore di teatro, compare l'uzbeka Karina Arutyunyan. "Proviamo molto, sperimentiamo sulle battute: questa volta con una fotografia più curata e una recitazione non realistica". Finale scioccanta. "Il mio poeta è un sopravvissuto: è una svista della società o c'è dietro un calcolo? Ma c'è un lato positivo: dice quello che pensa fino in fondo".

  FILM TV - 25 Febbraio 2005 di Aldo Fittante

<<Avanguardie. Tre passi avanti Sorpresa: il Bergamo Film Meeting sceglie per la sua imminente 23esima edizione tre film italiani diversamente e comunemente impegnati a dare una scossa alla stagnazione imperante<<

IN UNA SITUAZIONE DEVASTATA DAI TAGLI GOVERNATIVI, CONTRASSEGNATA DA UNA PROFONDA CRISI D'IDENTITA' E DI IDEE, fa un certo scalpore la presa di posizione dei direttori del Bergamo Film Meeting (dal 5 al 13 marzo) di inserire in un concorso composto di nove pellicole, ben tre film italiani di tre autori differenti, non omologati, e lontani dalle estetiche prime fime.(...) E dunque: Mitraglie e il Verme di Daniele Segre, Lievi crepe sul muro di cinta di Federico Rizzo e L 'estate di mio Fratello di Pietro Reggiani sfideranno a giorni i molteplici pregiudizi che - spesso non a torto - gravano sui nostri film. Tre lavori che rappresentano come meglio non si potrebbe tre anime, tre percorsi, tre sguardi sui mondo. Ma pure tre passi nel delirio accomunati da scarti onirici, afflati surrealisti, visioni poetiche, da immaginari che temano disperatamente di affrancarsi dal ciarpame culturale e filosofico di cui più o meno tutti siamo costretti a respirare l'aria fetida e immorale. (...) Cinema underground, e urbano, che pulsa vivo e vegeto anche in Lievi crepe sul muro di cinta, sesta parte del Decalogo delle Giovani Vittime, progetto "ideologico" che Rizzo perse¬vera da anni, concentrato su luoghi e corpi che cercano di reagire al degrado dell'anima e dei tempi. Questa volta e il poeta scrittore Agostino il suo alter ego, vagabondo in una Milano notturna, periferica, squallida, dove si Fatica a rintracciare la frattura tra vita e morte, luce e buio, e dove il riparo e tutto inte¬riore, nei posti rubati dentro involucri che hanno il colore dell'ectoplasma. Bravissimo il suo interprete principale, Paolo Pierobon, sinceramente e tragicomicamente infagottato nel suo mondo che giustamente chiede asilo politico alIa poesia.(...) A conferma che i tre film italiani selezionati dal Bergamo Film Meeting si riflettono in specchi ambiziosi e mai scontati, tenuti alla larga dalle banalità del quotidiano e del realismo. Perchè, seppur orgogliosi della propria singolarità, gli sforzi di Segre, Rizzo e Reggiani sono quasi completamente spesi nella ricerca di altri mondi possibili. Volontà che si snoda, naturalmente, nell'impegno di un'autoproduzione che, se da un lato e forzata (ci si lamenta, ma nessuno investe sulle forze vitali in circolazione), dall'altra aiuta a non perdersi. Va detto e ricordato, infine, che i lavori di Rizzo vivono anche di autodistribuzione (nei centri sociali e culturali, nei segmenti alternativi...) e che il film di Reggiani non ha ancora trovato un distributore interessato quanto meno a vederlo. Un motivo in più per andare a Bergamo, e per invitare gli "addetti ai lavori" ad abbandonare stupidi e inutili convegni istituzionali, a rimboccarsi le maniche, a dare fiducia alle miriadi di energie positive fortunamente vaganti fuori dai salotti.

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