la critica
La Repubblica - 23 Marzo 2006 di Luca Mosso
<<La segnalazione: Una Milano ostile tra patetico e grottesco>>
Non sono molte le eccezioni all’omologazione televisiva nel cinema italiano degli ultimi anni. Alcune stanno, seppur defilate, all’interno del sistema (La guerra di Mario di Capuano), altre si sviluppano negli ampi ma difficoltosi territori dell’underground. E’ questo il caso di Lievi crepe sul muro di cinta del trentenne milanese Federico Rizzo che, dopo il giro dei festival, martedì 28 esce finalmente al cinema Mexico di via Savona 57. Il film racconta la storia di Agostino (Paolo Pierobon, molto in parte), poeta inascoltato e tradito dalla vita che si aggira in una Milano ostile e notturna. Nelle varie stazioni che compongono la sua personale via crucis, Agostino visita i fantasmi femminili che alimentano la sua disperazione e gli negano costantemente l’esperienza della Grazia. Su questo schema un po’ anni ’60 (c’è Ermanno Olmi nel personale empireo di Rizzo) il giovane regista procede in un crescendo scatenato di invenzioni che incrociano patetico e grottesco in una sintesi davvero stimolante. Abbinato al film c’è Whisky, di via Nikolajevka, il film che nel 2001 rivelò il grande talento di Rizzo. Giovedì 23 dalle 20,30 festa del film a esterni, via Paladini, 8.
La gazzetta del mezzogiorno - 21 Marzo 2005 di A. G. Mancini
Rivelazioni. L'autore brindisino a Bergamo. La vita agra di Rizzo; le "Lievi crepe" del filmaker brindisino
Bergamo - Nonostante i trent'anni non ancora compiuti, Federico Rizzo, filmmaker indipendente originario di Brindisi e milanese di adozione, ha all'attivo sei lungometraggi girati in video, tasselli di un ideale "Decalogo delle giovani vittime", di cui l'ultimo dal titolo "Lievi crepe sul muro di cinta" è stato presentato in concorso al Bergamo Film Meeting. E' un'opera all'apparenza di stampo realistico, che invece si rivela sequenza dopo sequenza una visionaria via crucis di un giovane poeta, Agostino (interpretato da Paolo Pierobon, vincitore del Premio Critica Teatrale come miglior attore esordiente nella stagione 2003/2004), schiacciato da una società chiusa e implacabile, dove tutto conta tranne la libertà individuale. Sin dal principio il velleitario protagonista si presenta per quello che è: uno sventurato costretto a misurare il proprio orgoglio sprezzante di individuo disilluso con un contesto (dis)umano privo di scrupoli, civiltà e solidarietà. Agostino non è però un personaggio silenzioso e rassegnato: parla in continuazione, si parla addosso e non esita a mandare a quel paese interlocutori non sempre innocui, perdendo il posto di bidello in una scuola privata e spingendosi inesorabilmente verso un epilogo tragico e in fondo annunciato. La sua analisi del mondo è impietosa, e le persone che incontra o con cui si scontra non fanno che confermare questa cupa consapevolezza della realtà. Accanto a lui infatti brulica un sottobosco di individui soli, marginali, sconfitti: la moglie suicida, un ex attore cieco scacciato da un bar, anziani ai margini delle strade che assistono ammutoliti alle sue disavventure, persone comuni che muoiono nel sonno sedute sulle poltrone dei treni.
"Lievi crepe sul muro di cinta" riflette nello stile e nei contenuti una volontà testarda di affermare le ragioni di un cinema profondamente indipendente, tanto nell'impianto a basso budget quanto nell'uso ridondante e perciò straniante dei dialoghi o dei monologhi. La struttura stessa del film, nonostante l'apparente linearità, implica una volontà di non gerarchizzare le sequenze, che non a caso vengono inaugurate e conclusa da perentorie e impietose dissolvenze in nero. Ogni episodio non sembra avere un posto preciso e insostituibile nella trama, poiché prevale la negatività dell'insieme, come carte di un mazzo che possono essere mescolate all'infinito senza che il senso spiacevole del gioco venga confutato. Non è facile immaginare in un giovane filmmaker italiano tanto sapiente malessere e una così densa amarezza, specialmente in contesto di blando ottimismo come quello che segna la produzione media.







